“Nessuno mi dice se faccio bene o faccio male”: quanto è importante dare riscontri ai Collaboratori?

1 – Definire e condividere gli obiettivi di miglioramento.
2 – Stabilire il momento in cui fare una valutazione complessiva (annuale o semestrale).
3 – Riservarsi anche la possibilità di intervenire anche quando le cose accadono lì per lì (a fronte di un grave errore o di una buona performance, non aspettare).

1 – In caso di errore, recriminare o assumere un atteggiamento accusatorio.
2 – Dare solo i feedback negativi: se un Collaboratore merita solo riscontri negativi, fatevi altre domande!
3 – Esprimere solo opinioni e giudizi: parlate di fatti, dati, circostanze, evidenze.

Dare riscontri, prima ancora che un dovere per chi gestisce persone, è una esigenza umana riceverli, per capire se quello che si fa è giusto o sbagliato.

Soprattutto per chi ha voglia di crescere e migliorare, è un’esigenza molto sentita.

“Vabbé, dai, ma se non ti dico nulla, vuol dire che va tutto bene!”: non è proprio la stessa cosa, anche se questa modalità è sicuramente la più diffusa.

Chissà perché, la sfuriata viene fuori liscia e potente, come se non ci fosse un domani; l’apprezzamento è invece merce rara, difficile da esprimere, come difficile era per Fonzie pronunciare la parola “scusa”.

Perché? Se questo stile è così diffuso e, credetemi, lo è, ci sarà un motivo, una ragione più o meno plausibile su cui riflettere. E vale la pena rifletterci perché non succede solo in azienda. Lo ritroviamo in famiglia, fra genitori e figli; fra amici; purtroppo anche a scuola.

Cos’è che ci impedisce di esprimere un apprezzamento?

  • Perché non lo abbiamo ricevuto a nostra volta?
  • Perché temiamo che riconoscere il valore di qualcun altro sminuisca il nostro?
  • Perché se apprezziamo il lavoro di un Collaboratore, rischiamo che ci chieda l’aumento? (!!!)
  • Perché diamo per scontato che fare un lavoro ben fatto sia un atto dovuto?
  • Perché se quello l’avessi fatto io, l’avrei fatto comunque meglio?

Perché? Forse un po’ di tutto ciò.

Ma se così è, allora bisogna sforzarsi ancora di più, perché la gestione dei Collaboratori passa anche dalla capacità di dare feedback.

Dedicare tempo a una Persona per analizzare, commentare, istruire, apprezzare è anche un modo per dare importanza al suo lavoro, riconoscere che la sua presenza è utile per contribuire alla vita aziendale.

E’ triste quando mi sento dire: “Sono venuto via da quell’azienda perché mi sentivo solo un numero”.

Ricordiamoci che l’Imprenditore che ha voglia di far crescere la propria azienda ha bisogno di Collaboratori bravi, preparati, coinvolti, motivati: non può farne a meno.

L’alternativa è considerarli “un male necessario”.

Ad ognuno la scelta del proprio stile.

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